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Black bass

V&M The Blade Jig: il bladed jig che parte nel primo metro

26 settembre 2026·7 min di lettura
V&M The Blade Jig interamente bianco, testa compatta con occhio 3D azzurro, paletta esagonale in metallo nudo collegata da un moschettone a un grosso occhiello di testa, gonnellino in silicone bianco e amo singolo con la punta visibile sopra il gonnellino
La versione bianca montata nuda, senza trailer: si vede il moschettone che collega la paletta all'occhiello di testa.
MarcaV&M
ModelloThe Blade Jig
FamigliaChatterbait / jig a paletta vibrante
Specie targetBlack bass, Luccio
Taglianon dichiarata dal costruttore, ingombro di un bladed jig compatto gonnellino compreso
Pesonon dichiarato dal costruttore, almeno due versioni a catalogo
Profondità di nuotodalla sub-superficie a circa 3 m secondo la velocità e il peso scelto
Velocità di recuperomedia, in recupero lineare continuo, con brevi accelerazioni per innescare l'attacco
Azionevibrazione ampia e irregolare fin dai primi centimetri, il gonnellino in silicone pulsa a ogni battito di paletta
Montaggio consigliatotrailer in gomma obbligatorio bloccato sul fermo nervato, trecciato più terminale in fluorocarbon da 30 a 40 centesimi
Colori che funzionanobianco integrale sul pesce foraggio, green pumpkin in acqua limpida su fondo vegetato, chartreuse e bianco in acqua torbida

L'esca giusta nel posto sbagliato non prende niente. CarnaFish individua la zona che funziona, da una semplice foto dello spot.

C'è una situazione in cui il chatterbait non ha vera concorrenza: il bordo di un erbaio sommerso, un'acqua con cinquanta centimetri di visibilità e l'obbligo di battere trecento metri di sponda prima che cali la luce. Lo spinnerbait passa ma non vibra abbastanza, il crankbait si incaglia, la gomma montata alla texana è troppo lenta. Il bladed jig fa le tre cose insieme. Questo porta la firma di Cliff Pace, campione del Bassmaster Classic 2013, ed è stato pensato attorno a un solo obiettivo: far partire subito la paletta.

Perché un chatterbait parte male e come questo lo evita

Il difetto ricorrente del bladed jig economico è il tempo morto. Lanci, cominci a recuperare e per un metro o due la paletta resta appiattita contro la testa senza battere. Su un lancio da trenta metri non conta nulla; in una pesca di precisione contro un pontile è esattamente la zona in cui sta il pesce.

La risposta di V&M è meccanica. La paletta esagonale è fissata direttamente a un grosso occhiello solidale con la testa, senza intermediari, tramite un moschettone robusto che fa anche da punto di attacco della lenza. L'angolo di attacco della paletta è quindi imposto dalla progettazione, e si mette di traverso al flusso appena l'artificiale comincia a spostarsi. In pratica senti la vibrazione in canna prima ancora di aver completato il primo giro di manovella.

È anche ciò che ne fa una buona opzione in verticale lungo una struttura: puoi lasciarlo scendere lungo un palo, dare una strappata corta, e la paletta si attiva in risalita invece di restare inerte.

Cosa fa davvero la vibrazione

Un chatterbait non nuota dritto. La paletta oscilla da sinistra a destra aggrappandosi all'acqua, e a ogni battito sposta la testa, così l'artificiale avanza a sbandate irregolari, mai due volte uguali. È questa irregolarità, e non la sola vibrazione, a innescare l'attacco: somiglia a una preda che perde l'equilibrio, non a un pesce che nuota tranquillo.

Il gonnellino in silicone dettagliato gioca qui un ruolo sottovalutato. A ogni sbandata si comprime e si riapre, dando alla sagoma un volume pulsante. Su un pesce che si decide nell'ultimo metro in acqua torbida, quel respiro del gonnellino è spesso ciò che trasforma un pedinamento in un tocco.

Se il tuo chatterbait vibra bene ma non cattura, rallenta fino a sentire la paletta esitare fra due battiti. Quella velocità limite, in cui l'artificiale parte nettamente di lato a ogni ripresa, è la più produttiva sui pesci apatici, ed è anche quella che quasi nessuno osa tenere per più di dieci lanci.

Il trailer è metà dell'artificiale

Scegliere il modello

Un chatterbait nudo, come quello in foto, è un artificiale incompleto. Il trailer in gomma porta il volume, la portanza e la resistenza che regolano insieme la profondità di nuoto e l'ampiezza del movimento.

Tre famiglie, tre comportamenti. Una gomma a coda paddle da 9 a 12 cm, tipo Keitech Easy Shiner 4, aggiunge un nuoto pulito e un segnale in più: è la scelta di default, quella che imita il pesce foraggio. Un craw dalle chele grosse come lo Strike King Rage Craw aumenta molto la resistenza, frena l'artificiale e allarga le sbandate, ideale in acqua fredda o su fondo duro. Una semplice doppia coda, infine, dà il profilo più compatto per le giornate in cui il pesce rifiuta tutto ciò che è voluminoso.

Il bloccaggio

V&M ha dotato il gambo di un fermo a nervature multiple, e questo dettaglio conta più di quanto sembri. Un trailer che arretra di cinque millimetri dopo tre lanci sbilancia l'insieme: l'artificiale avvita, la paletta perde il ritmo e passi la giornata a riposizionare la gomma. Le nervature mordono il plastico e tengono, anche dopo un pesce. Infila il trailer ben dritto, con il muso a battuta contro la testa, e controlla l'allineamento prima di ogni serie di lanci.

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Dove e quando usarlo

Il bladed jig è un artificiale di ricerca. Il suo terreno d'elezione sono gli erbai sommersi la cui sommità resta trenta o cinquanta centimetri sotto la superficie: passi appena sopra, la paletta sfiora gli steli, e ogni leggero aggancio seguito da uno strappo secco provoca attacchi. Lavora altrettanto bene sui bordi di canneto, lungo i pontili, sulle piane basse a inizio stagione e sui dossi dolci.

In Europa ha una seconda vita che gli americani non gli conoscono: è diventato un temibile artificiale da luccio in acqua torbida, da marzo a giugno e poi in autunno. Il luccio reagisce molto bene a questa vibrazione a bassa frequenza, spesso meglio che a uno spinnerbait. Monta allora un terminale in acciaio flessibile da venti centimetri, perché un chatterbait attaccato di traverso da un luccio di 80 cm senza terminale è un artificiale perso.

L'amo singolo 5/0 di serie è un vero amo da black bass: ferro robusto, apertura larga, regge un pesce estratto a forza da un erbaio. È anche lui a imporre l'attrezzatura: canna casting medium heavy da 2 m, trecciato da 30 a 40 centesimi e un metro di terminale in fluorocarbon per attutire la vibrazione e guadagnare discrezione.

L'errore classico

Ferrare al primo contatto. Con un chatterbait l'artificiale sfiora vegetazione in continuazione, e la tentazione è ferrare a ogni resistenza. Risultato: strappi l'artificiale dall'erba, lo recuperi carico e smetti di pescare. La reazione giusta è dare un'accelerazione secca di manovella per liberare la paletta; se era un pesce, sarà ancora lì e si ferrerà da solo subito dopo.

Colori secondo l'acqua

L'artificiale è solo metà dell'equazione: bisogna sapere dove sta il pesce quel giorno. È esattamente quello che fa CarnaFish: una foto dello spot e l'IA ti propone zona, profondità e famiglia di artificiale adatte alle condizioni. Se pensi di usarlo sul luccio, la nostra guida su quale artificiale scegliere per il luccio ricolloca il bladed jig fra le altre famiglie.

Cosa ricordare

FAQ

Quanto pesa questo chatterbait?

La scheda del costruttore non dichiara i pesi, e due prezzi diversi a catalogo lasciano pensare che esistano almeno due versioni. Invece di sparare una cifra sbagliata, controlla la marcatura o la confezione: su un bladed jig il peso cambia completamente la profondità di nuoto e la velocità minima.

Il trailer è obbligatorio?

Sì. Senza trailer l'artificiale perde resistenza, risale troppo in fretta, vibra in modo più stretto e perde metà del suo volume visivo. Il trailer è anche la variabile più rapida da cambiare quando i tocchi si fermano.

Che velocità di recupero adottare?

Comincia con un lineare medio, giusto abbastanza veloce da sentire la paletta battere regolarmente. Poi cerca la velocità limite, quella in cui la paletta esita fra due battiti: lì l'artificiale dà le sbandate più ampie, ed è spesso la velocità che cattura i pesci più grossi.

Il chatterbait passa nella vegetazione?

Meglio di un crankbait, peggio di una texana. Attraversa un erbaio rado e si libera con uno strappo secco di manovella, ma non è weedless. In vegetazione davvero fitta una frog o una gomma armata weedless restano l'attrezzo giusto.

Che differenza c'è con uno spinnerbait?

Lo spinnerbait emette bagliori e una vibrazione più acuta, e si infila meglio nel legno morto. Il chatterbait produce una vibrazione più grave e ampia, che porta lontano in acqua torbida, e la sua traiettoria irregolare innesca di più su un pesce attivo. Sono complementari, non intercambiabili.

Si può pescare d'inverno?

Sì, ma rallentando molto e con un trailer che frena, tipo craw. Un chatterbait recuperato piano appena sopra il fondo a febbraio è uno dei pochi artificiali vibranti che il pesce freddo accetta, a patto di non accelerare mai.

La guida completa alle esche per black bassLa strategia stagione per stagione: quale famiglia di esca, quando e perché.

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